La scoperta del Castelliere del Guardamonte o Monte Vallassa che poggia su una zona fossilifera di notevole interesse, risale al 1951. Furono alcuni cacciatori (tra cui il Sig. Ermanno Giani di S. Sebastiano Curone a cui si deve la segnalazione) che nello scavare attorno ad una tana dove aveva trovato rifugio una volpe, rinvennero frammenti di vasellame in argilla. Da scavi sistematici, anche se ad oggi ancora limitati, condotti dal Prof. F. Lo Porto della Sovraintendenza alle Antichità del Piemonte, si arrivò alla scoperta di abbondante materiale archeologico. I ritrovamenti più antichi si fanno risalire alla prima età del ferro. L'importanza archeologica del Monte Vallassa era stata per così dire preannunciata nel 1915 quando casualmente fu rinvenuta una dramma padana databile nel primo quarto del II Sec. a. C. Per conio e peso la moneta era molto simile ad un altro pezzo appartenente al tesoretto di Biandrate. Si ritiene che moltissimo materiale, che potrebbe rivelarci interessanti notizie sulla vita di quelle antiche popolazioni, sia ancora da riportare alla luce, ma di norma li troviamo su alture di non facile accesso. A questi luoghi già difficilmente raggiungibili per le caratteristiche geografiche del terreno, venivano aggiunte dalla Comunità che li abitava, opere di difesa con la costruzione di muri a secco e fossati intelligentemente disposti. Ritrovamenti di questo tipo si sono riscontrati in Puglia e Venezia Giulia. La scelta della posizione e la tecnica costruttiva, hanno indotto a riconoscere in questo tipo di insediamenti una civiltà detta “Civiltà dei Castricoli” dove per Castricoli si intende gli abitanti dei Castellieri. Di questo tipo di civiltà ben poco si conosce. Possiamo comunque distinguere due fasi successive, sia dai ritrovamenti di utensili e ceramiche che dai riti funebri all'epoca in uso. Nella fase più antica veniva infatti praticata l'inumazione con il corpo del defunto rannichiato in tombe a cassetta, mentre nella fase a noi più vicina prevalse la cremazione, pratica questa che ci induce a pensare ad una influenza culturale di origine centro-europea. Seppure in presenza di indagini limitate, possiamo tranquillamente affermare che Guardamonte sia stato abitato per un lungo periodo di tempo, dal neolitico sino al tardo impero, ipotesi questa che lo stesso Prof. Lo Porto non esclude sebbene non comprovata. La lunga permanenza dell'uomo in questo luogo è testimoniata dai ritrovamenti di fittili e altro materiale la cui origini si fa risalire ad epoche assai diverse e con altrettante datazioni. Tra i reperti più interessanti si citano: frecce in diverse fasi di lavorazione, un'ascia in pietra verde, una punta di freccia, la punta di uno stiletto di selce chiara, un brunitoio litico, un bordo di vaso, una piccola terracotta zoomorfa frammentata, frammenti di argille in pasta vitrea blu e rubino di tipo gallico. Tra i ritrovamenti, va citato pure un frammento di parietale sinistro di giovane donna che attualmente si trova presso l'istituto di antropologia dell'Università di Pisa. Sul luogo sono state rinvenute inoltre notevoli quantità di ossa di animali e ciò rappresenta un'altra testimonianza della lunga permanenza dell'uomo in questo luogo, tra le ossa rinvenute, pare certo che un frammento di dente di notevole dimensione sia da attribuirsi all'Uro e ciò non deve stupire considerato che questo antico progenitore dei bovini domestici si è estinto solo in epoca relativamente recente. ImageIn epoche a noi più vicine sono comunque certe le influenze romaniche testimoniate dal ritrovamento di una statuetta in bronzo del sec. V a.C. e da altre importanti tracce lasciate su tutta la zona. Si suppone che la comunità locale sia stata influenzata anche dalla cultura Etrusca, considerazione che fa seguito alla scoperta di frammenti di ceramiche che si presumono Etrusche per il caratteristico colore scuro, dovuto ad un processo di fumigazione in uso presso quelle popolazioni. L'individuazione dell'insediamento all'epoca operato dall'uomo ed il suo lungo permanere, in un luogo oggi considerato “scomodo”, non deve comunque stupire, ciò rientrava nella logica dei tempi. Guardamonte rappresentò per i suoi abitanti un luogo ove ci si poteva facilmente difendere dai pericoli; sia questi, rappresentati da altri uomini o da animali e nello stesso tempo, per la sua collocazione geografica, un ideale punto strategico di osservazione. ImageDall'alto delle sue rocce, si poteva avere il controllo di quei fondo valle che dovevano poi nel tempo prendere il nome di Valle Staffora e Val Curone. Il problema della difesa da pericoli esterni è stato senza dubbio una della maggiori preoccupazioni della Comunità che viveva a Guardamonte. L'impianto urbanistico dell'insediamento ne è la più evidente testimonianza. L'abitato sorgeva nel versante che degrada verso le frazioni di S. Ponzo e Mutti ed a difesa dell'abitato furono sapientemente costruite una lunga serie di muri a secco, di cui rimangono ancora oggi tracce nei boschi. Dal lato sud-est le rocce a picco sui sottostanti boschi alle spalle della frazione di Coriola, rappresentavano una ideale difesa naturale. Nella roccia che proteggeva il lato sud-est risulta essere stato scavato dall'uomo un camminamento che non doveva essere solo a scopo difensivo e che conduce ad una caverna il cui accesso è ora ostruito. La caverna di cui non si conosce l'utilizzo, si può ipotizzare che fosse adibita a magazzeno viveri o a rifugio estremo in caso di gravi pericoli o per entrambe le cose. Con il mutare dei tempi, nel corso di un processo lento ma continuo, vennero meno i motivi per i quali vivere sul Monte Vallassa rappresentava una condizione necessaria per la sopravvivenza della popolazione. “L'uomo di Guardamonte” con il passare dei secoli mutò le sue abitudini e con esse la stessa organizzazione sociale; da cacciatore divenne prima pastore e poi per ultimo agricoltore e quindi si resero necessarie terre fertili pianeggianti e facilmente accessibili. Gradualmente, la popolazione di Guardamonte, abbandonò probabilmente quell'insediamento per trasferirsi nel fondo valle, dove ora sorge la frazione di Torretta, che offriva migliori condizioni di vita.

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