È unanimemente riconosciuto l'importante ruolo svolto da gran parte del clero, durante la Resistenza. Molti sacerdoti hanno lottato, sofferto ed alcuni hanno dato anche la vita per gli ideali di libertà e giustizia che hanno ispirato il movimento di Liberazione. Don Pierino Cristiani è stato senza dubbio uomo di eccezionale coraggio e prete di grande sensibilità e carità cristiana e nello stesso tempo testimone e protagonista di quel triste periodo. Don Pierino Cristiani nasce a Bagnaria il 30 dicembre 1912.

ImageA soli undici anni nel 1923 entra nel Seminario della Diocesi di Tortona di Stazzano dove rimane per sei anni per poi trasferirsi a Tortona dove conclude gli studi. Il 6 giugno 1936 viene ordinato sacerdote e dopo un breve periodo, trascorso tra Viguzzolo e Tortona presso la Parrocchia di San Matteo, viene nominato parroco di Nivione di Varzi (11 gennaio 1938). Durante il 2° conflitto mondiale, Don Pierino ricopre la carica di tenente cappellano della Guardia di Finanaza sulle montagne del Cuneense. Dopo l'8 settembre 1943 nell'alta Val di Senmbens conosce Ignazio Vian medaglia d'oro della Resistenza e assiste spiritualmente i "ribelli" di quei luoghi. Don Pierino nel 1944 dopo l'esperienza Cuneense ritorna tra i suoi parrocchiani di Nivione ma sente che in quel tragico momento della vita del nostro paese lui è chiamato altrove. È così che nella primavera di quello stesso anno, con l'assenso del Vescovo di Tortona, diventa "Don Rino" cappellano della Resistenza dell'Oltrepo Pavese. Don Rino svolge la sua missione sacerdotale dapprima con ipartigiani della 51ª brigata garibaldina “Arturo Capettini” e poi con la Divisione "Diego Aliotta". ImageLa sua opera in quel periodo non è solo religiosa, preziosi si rivelano molti suoi interventi di mediazione che salvano numerose vite umane. Le reciproche rappresaglie dei due schieramenti in campo in quel momento rischiano di imbarbarire ulteriormente un conflitto che già pesa enormemente e già è costato a tutta la popolazione lutti e amarissime sofferenze. Don Rino nei momenti più difficili fa sentire la sua voce e la sua, è una voce ascoltata, una parola che esalta i valori purtroppo assopiti della vita e della civiltà e che richiama gli uomini ai propri doveri di lealtà e onestà , come si legge nella "lettera aperta" da lui scritta e indirizzata a tutti i partigiani dell'Oltrepo, pubblicata sul giornale Il Garibaldino, voce ufficiale della Resistenza, nel novembre 1944. Per gli uomini della Resistenza Don Rino presto diventa un simbolo e un punto di riferimento sicuro e per questo, per le forze repubblichine e tedesche, è un uomo da eliminare. Il giorno 25 febbraio 1945 un reparto tedesco irrompe nella casa paterna di Bagnaria, lo cattura, lo lega con una fune stretta al collo e lo trascina a Varzi dove è posto il comando militare. Due giorni dopo è tradotto a Voghera e sottoposto a duri interrogatori. Il giorno 28 febbraio 1945 viene trasferito a Villa Triste a Pavia dove continuano, in condizioni disumane, lunghi interrogatori. Il 23 marzo 1945 viene condotto nel carcere di San Vittore a Milano, nel raggio dove sono rinchiusi i prigionieri politici ritenuti pericolosi. A San Vittore, in precarie condizioni fisiche, Don Rino rimane sino al giorno della Liberazione (25 aprile 1945). Dopo qualche giorno, il "prete partigiano", ritorna nella sua terra e alla sua missione sacerdotale, l'Italia intanto cerca di uscire dalla miseria in cui era sprofondata.Image L'11 gennaio 1948 è nominato parroco di Arena Po dove muore il 19.12.1995. Nel 1976 Don Pierino Cristiani in un libro dal titolo "Ricordi di un cappellano della Resistenza nell'Oltrepo pavese" (Questo libro è stato recentemente ristampato ed è possibile reperirlo presso gli uffici comunali), racconta la storia della Resistenza combattuta tra i monti dell'alta Valle Staffora. La sua è una testimonianza importante perché è vissuta e sofferta dall'interno del movimenti di Liberazione, un racconto condotto sempre con grande equilibrio che rappresenta un prezioso contributo alla conoscenza di quel periodo storico.

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