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L'abitato che sorge sulla strada intervalliva Bagnaria-S. Sebastiano, è citato già nel censimento del 1616 e all'epoca cinque erano i fuochi (famiglie) per complessive 38 anime. Il toponimo è particolarmente interessante in quanto Moglia nella generalità dei casi deriva dalla voce lombarda "moia" che sta per maceratoio di lino, canepa o giunchi. Al riguardo va anche detto che il cognome Moglia nel 1616, all'epoca del primo censimento, non era attribuito a nessuno dei residenti, fatto peraltro frequente(1) ma bensì alla frazione. Questo è uno dei tipici casi in cui gli abitanti hanno preso il cognome della località in cui risiedevano. Solo all'inizio del 1700 Moglia (talvolta con alcune storpiature) è diventato cognome(2). Tornando all' origine toponomastica del nome, ipotizzare la presenza di un maceratoio in località Moglia, sembrerebbe oggi alquanto improbabile, considerata la difficoltà di reperire la necessaria quantità di acqua, ciò non toglie però che poteva trattarsi di una struttura di modestissime dimensioni con annesso locale per la lavorazione della materia prima. Al riguardo il Bertacchi nella "Monografia di Bobbio" del 1859 cita l'esistenza nel comune di Bagnaria di un filatoio(3) senza precisarne l'esatta ubicazione. Della presenza del filatoio, neppure le persone più anziane di Bagnaria ricordano di averne mai sentito parlare. Ora seppur con qualche legittima riserva appare molto più probabile ipotizzare la presenza del filatoio citato dal Bertacchi in località Canavò, (etimologicamente luogo dove si lavora o vende la canepa) che si trova alle spalle del capoluogo.

(1)Per lungo tempo e solo attorno all'anno mille fu sentita la necessità dei cognomi, derivati quasi sempre da caratteristiche fisiche, da nomi dei paesi o da arti e mestieri.

(2)Presso l'archivio parrocchiale è registrato un legato a favore dell'altare di S. Francesco datato 1709: "Vi è altro legato di 7 messe annue lasciato da Francesco Mollia da compirsi dal Capellano con l'annua rendita d'un stava formento misura di Varsi"

(3) Monografia di Bobbio - pag. 128: "Un numero di braccia pure impiegato in un piccolo filatoio aperto nel comune stesso".

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